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Da "Il Sole 24 ore" di Mercoledi` 28 Novembre 2001
Cnr, senza giovani non si fa ricerca
di Nicoletta Picchio
ROMA - Un'inversione di rotta sulla ricerca. Altrimenti l'Italia rischia di non recuperare i ritardi che la dividono dagli altri Paesi e di restare "suddita" in materia di ricerca scientifica. Il richiamo al Governo è arrivato dal presidente del Cnr, Lucio Bianco, che ieri ha presentato il «Report» sull'attività dell'ente nel 2000. Pochi soldi, pochi ricercatori, non pagati a sufficienza: difficile per il Cnr reggere il passo con gli istituti di ricerca europei, tanto più che con il blocco dei concorsi, ha detto Bianco, non si riesce ad aumentare il personale. Nonostante ciò i risultati dell'anno scorso, a detta del presidente, sono sono stati positivi, come testimoniano una serie di dati: il numero di pubblicazioni per ricercatore censite a livello internazionale vedono il Cnr a quota 1,79 contro le 2,2 del Max Planck tedesco, 1,83 del Csis spagnolo e le 1,43 del Cnrs francese. A livello nazionale il numero dei brevetti registrati tra il 1982 e il 2001 vedono il Cnr in testa a quota 97, contro i 42 del l'Enea, i 9 delle Università (in totale quelli presentati nella Ue da enti pubblici italiani sono stati 175). Se si guardano i fondi spesi e il personale a disposizione per la ricerca, l'Italia, ha sottolineato il presidente Bianco, supera solo Spagna, Grecia e Portogallo: destiniamo alla ricerca e sviluppo l'1,04% del Pil, contro l'1,83% della Gran Bretagna, il 2,18% della Francia, il 2,38% della Germania, il 2,65% degli Usa e il 3,04% del Giappone (la Spagna è allo 0,9%). Il numero dei ricercatori vede la Spagna sopra di noi, con 8.891 ricercatori, il Cnrs francese ne ha addirittura 25.032 mentre il Max Planck tedesco 11.218. Il Cnr è a quota 7.377, di cui 3.650 ricercatori, 2.689 tecnici e 1.038 amministrativi. «Il numero dei ricercatori è in linea con le risorse dedicate alla ricerca: pochi soldi, pochi addetti», dice Bianchi, che sottolinea però alcuni fattori negativi degli studiosi italiani: l'età media dei ricercatori si attesta sui 44,7 anni, il personale del Cnr sui 48, gli associati sui 54,6 e gli ordinari su 59,6. Una situazione che, per quanto riguarda il Cnr, è motivata soprattutto dal blocco delle assunzioni. Per questo Bianco ha chiesto al Governo un programma di formazione almeno di dieci anni per avere una nuova classe di ricercatori giovani: altrimenti, ha aggiunto, si correrebbe il rischio di non riuscire nemmeno a spendere l'eventuale aumento di risorse. Quanto al bilancio, la maggior parte delle risorse del Cnr proviene dal Governo, che nel 2000 ha contribuito con quasi 545 milioni di euro (1.054 miliardi di lire), mentre quasi 200 milioni di euro (367 miliardi di lire) arrivano dal mercato. Se si considerano altre entrate, le risorse complessive ammontano a 765 milioni di euro (1.482 miliardi di lire). Queste somme, ha spiegato Bianco, vengono assorbite principalmente dalla ricerca svolta nei 107 istituti dell'ente (in base alle legge di riforma del 1999 gli istituti sono scesi da 314 a 107), che assorbono 604 milioni di euro (1.171 miliardi di lire), pari al 79% del totale, la ricerca finanziata dal Cnr presso università e imprese incide per il 9%, mentre altrettante sono le spese per la struttura amministrativa. Per quanto riguarda le aree di ricerca, il Cnr destina il 32,8% della spesa per le scienze della vita, seguite dalle scienze di base, con il 28,7 per cento. Il 17% va alle scienze tecnologiche ed ingegneristiche, mentre il 6,1% a quelle umanistiche e sociali. Se si considerano trasversalmente gli obiettivi, è la salute umana ad assorbire il 20,5% dei fondi, mentre il 15% va alla produzione e tecnologia industriale, l'11,8% alla tutela dell'ambiente, l'8,1% alla produzione e tecnologia agricola e il 6,1% all'esplorazione ed utilizzazione dello spazio. Con l'attività di Agenzia, cioè gli interventi fuori dalle strutture del Cnr, il Consiglio nazionale delle Ricerche ha adottato la strategia di non finanziare progetti a pioggia, ma di finanziare pochi progetti concentrando le risorse. Senza interventi e senza maggiori risorse, però, denuncia Bianco, il Cnr si avvia verso il decadimento. Occorre la deroga al blocco dei concorsi, più soldi, una discussione sul piano triennale che il Cnr ha preparato, una riflessione sullo status giuridico ed economico dei ricercatori. A queste richieste ha risposto il vice ministro con delega alla ricerca scientifica, Guido Possa: obiettivo del Governo è raddoppiare le risorse pubbliche per la ricerca nell'arco della legislatura, fermo restando che «il probema della ricerca non è avere più soldi, ma come vengono spesi». Secondo Possa è importante lo sviluppo della ricerca privata: «Lo Stato - ha detto ieri il vice ministro - non deve sostenere i settori maturi, che dovrebbero interessare le industrie, i finanziamenti pubblici dovrebbero andare alle aree più deboli».
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