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Da: “Il Sole-24 Ore” di Sabato 4 Ottobre 2002, pagg.1-9
Cliccare su "News dall’U.K." (nota di T.Sapigni) Spagna Sui compensi decide la Regione di Michela Coricelli MADRID - Il 60% dei giovani maggiori di 18 anni (l'età in cui in Spagna termina la scuola secondaria superiore) continua gli studi. Nei 68 atenei del Paese sono iscritti circa un milione e mezzo di studenti, ma nei prossimi dieci anni potrebbero ridursi a un milione: un trend, legato alla bassa natalità, che ha colpito anche le università più prestigiose. «Cinque anni fa - dicono alla Complutense di Madrid - i nostri iscritti superavano i 100mila, ora sono 85mila». L'ateneo Complutense, fondato nel 1499, resta il maggior ateneo spagnolo, con venti facoltà, sei scuole di specializzazione, tre settori di particolare fama - medicina e veterinaria, facoltà umanistiche e giurisprudenza - e una presenza di prestigio in numerose importanti istituzioni universitarie europee. Nell'ateneo madrileno, dove insegnano celebri nomi del mondo delle scienze e del pensiero spagnolo, i criteri per reclutare i docenti sono di due tipi: quelli di ruolo devono sostenere un concorso pubblico, mentre i professori associati e gli assistenti possono essere assunti a contratto direttamente dai vari istituti. Oggi alla Complutense lavorano 6.054 professori (3.700 di ruolo). Confermando la sua scelta di internazionalizzazione, l'ateneo ha firmato decine di accordi con università europee, statunitensi, asiatiche e latinoamericane per lo scambio di professori e allievi. Lo scorso anno su 85mila iscritti quasi 1.800 erano stranieri. Le condizioni contrattuali degli insegnanti, però, non vengono decise direttamente dalla Complutense. Con il processo di decentralizzazione la Spagna ha trasferito la responsabilità del sistema educativo, compreso quello universitario, alle Comunità autonome (Regioni); per questo lo stipendio dei professori viene stabilito dalla Comunità di Madrid. Negli ultimi anni in Spagna le università private si sono moltiplicate. Attualmente sono venti. Una delle chiavi del successo del sistema universitario privato è il forte legame con il mondo delle imprese. Ma anche per gli atenei pubblici, la Legge organica delle università (Lou) prevede che gli istituti possano firmare autonomamente contratti di cooperazione e accordi con le imprese per realizzare lavori e ricerche su commissione. E, per avvicinare il mondo universitario al mercato del lavoro, la Complutense offre migliaia di stage e "tirocini" di fine corso. In un Paese che destina scarsi investimenti alla ricerca e sviluppo il ruolo delle università è diventato cruciale. L'importanza della ricerca è considerata fondamentale. Nel bilancio statale i fondi destinati alla ricerca nel 2001-2002 sono stati di 34,7 milioni di euro, con un leggero calo rispetto ai due anni precedenti: nel 2000-2001 la ricerca aveva ricevuto 36,5 milioni di euro e nel 1999-2000 35 milioni di euro. Nelle università pubbliche spagnole il costo dei corsi di laurea varia con il "livello di sperimentazione", ossia dipende dalla necessità di laboratori scientifici e informatici, di strutture particolari, stage, e così via. Esistono sei gradi: per il più basso (diritto, filologia, scienze economiche) la matricola del primo anno nel 2001 costava quasi 440 euro; per un grado intermedio (come ingegneria, geologia o informatica) il costo era di 570 euro; per il sesto livello (medicina e veterinaria) era quasi di 690 euro. ------------------------------ Altre notizie dalla Spagna su: http://cnu.cineca.itCliccare su "News dalla Spagna" (nota di T.Sapigni) Germania Facoltà in crisi di efficienza: è scoccata l’ora delle riforme di Beda Romano FRANCOFORTE – Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento la Germania guglielmina era la meta di educatori e insegnanti che venivano da ogni parte del mondo, soprattutto dagli Stati Uniti, per visitare le università del Paese, modello d'eccellenza. Oggi gli atenei tedeschi sono alle prese con un lento declino. Con una legge del 1998, il sistema universitario ha scelto la via della deregolamentazione per essere più competitivo, ma ciò rischia di non bastare. «Dobbiamo renderci conto che la Germania ha un ruolo limitato nel mercato internazionale dell'istruzione - ha osservato tre anni fa il presidente della Repubblica Johannes Rau -. Ne è passato di tempo nel mondo accademico da quando Heidelberg poteva dirsi più importante di Harvard». Di recente a mettere il dito sulla piaga è stata l'Ocse, nel ben noto Rapporto Pisa (Program for international student assessment), che ha rivelato quanto grave sia il ritardo dei quindicenni tedeschi, i quali nei test relativi alle nozioni letterarie, matematiche e scientifiche si sono collocati sotto la media Ocse (ma, va riconosciuto, nettamente sopra gli studenti italiani). Le statistiche rivelano anche che il mondo universitario in Germania non è più quello che contribuì nell'Ottocento alla rivoluzione industriale tedesca, nonostante molte eccezioni. Come in altri Paesi europei, l'università è diventata un immenso parcheggio temporaneo: solo il 32% degli iscritti ottiene un diploma (la media negli altri Paesi Ocse è del 48%). In media gli studenti tedeschi hanno bisogno di sei anni per laurearsi (la media Usa è quattro, in Gran Bretagna appena tre e mezzo). Naturalmente, però, questi tempi non sono da imputare solo alla malavoglia dei giovani universitari, ma anche alle differenze tra le lauree: quella tedesca equivale spesso a due diplomi americani, il Bachelor of Arts e il Master of Arts. Il mondo universitario tedesco è in mano al settore pubblico e, come in altri Paesi europei, si diventa professori dopo aver fatto una lunga anticamera. Lo stipendio è considerato elevato (in Germania i titoli di Professor e di Doktor sono presi molto sul serio) e, soprattutto, la legge prevede un aumento automatico, indipendente dal merito, ogni due anni. Nonostante la Germania sia uno dei sei Paesi Ocse nel quale l'università è finanziata da fondi pubblici, gli atenei mancano cronicamente di denaro. Il ricorso al numero chiuso è ancora poco frequente, e non esistono rette, neppure per gli studenti più abbienti. Quando alcuni rettori, in difficoltà nel far quadrare i conti, osano porre il problema vengono subito messi a tacere. Secondo alcuni osservatori prevalgono la burocrazia e un egualitarismo che riduce la qualità e il livello degli studi. Potrà l'università tedesca continuare in questo modo? No certo, tanto che non mancano i primi segnali di cambiamento, anche sulla scia delle pressioni del ministro dell'Istruzione federale Edelgard Bulmahn. L'Università Humboldt di Berlino, nata nel 1810 per iniziativa del celebre letterato Wilhelm von Humboldt, è stata la prima, qualche anno fa, a decidere che la gestione dell'ateneo sarebbe stata affidata a tempo pieno a cinque amministratori. Dal gennaio 2002 gli stipendi dei professori di nuova nomina sono stati ridotti e sono previsti premi di fine anno. L'associazione delle università tedesche Hrk vuole che gli atenei - che dipendono dalle autorità regionali - possano essere finanziariamente sempre più autonomi. «Le università dovrebbero decidere per se stesse che cosa intendono per bonus e come intendono premiare il merito» ha detto in luglio il presidente uscente dell'associazione, Klaus Landfried. Infine, è migliorato anche il rapporto con il mondo delle imprese, sulla falsariga di quello ormai tradizionale nelle scuole tecniche. Per esempio, Siemens accoglie ogni anno circa quattromila studenti universitari per degli stage professionali, e la società bavarese collabora con il Politecnico di Monaco in alcuni programmi di scambio con le università di Singapore, Hong Kong e Bangkok. ------------------ Altre notizie su: http://cnu.cineca.itCliccare su "News dalla Germania" (nota di T.Sapigni) Francia Il «doppio sistema» premia l’élite delle Grandi Scuole di Michele Calcaterra PARIGI - «Sull'università si gioca il futuro del Paese». Il ministro dell'Economia, Francis Mer, non ha dubbi. Tanto che nella Finanziaria 2004, nonostante le spese siano state congelate, quella per l'istruzione è salita del 2,8% e quella per l'università addirittura del 3%, a 9,1 miliardi di euro. Eppure secondo l'ultimo rapporto Ocse, lo sforzo della Francia rimane insufficiente: la spesa per l'istruzione superiore è solo dell'1,1% del Pil, rispetto all' 1,3% della media Ocse e al 2,7% Usa. Come dire che le università sono l'anello debole del sistema scolastico francese. Solo il 59% degli iscritti arriva alla laurea (11 punti meno della media Ocse), a causa di carenze che vanno dai locali ai materiali didattici vetusti, alle attività di ricerca e sviluppo insufficienti. Infatti il costo annuo per studente è di 7.475 euro: 13% in meno rispetto agli 8.545 euro della media Ocse. Il mondo universitario francese chiede riforme. Ma queste non soddisfano e devono essere rimandate; come quella avanzata prima dall'estate dal ministro Luc Ferry, che proponeva di dare maggiore autonomia alle università e di formare dei raggruppamenti, in modo da evitare la grande dispersione esistente sul territorio, che è anche sinonimo di iniquità nella qualità dell'insegnamento. In Francia, unico tra i Paesi europei, esiste' però un doppio sistema. Vi sono le "fac", vale a dire le comuni facoltà universitarie, e le Grandi Scuole di élite, con forti disparità anche nei costi d'iscrizione annuale: 200 euro nelle università contro, ad esempio, 1.050 a Science-Po. «Ma quest'ultima - dichiara l'economista Jean-Paul Fitoussi - sta per introdurre una retta basata sul reddito, con un allargamento della base delle iscrizioni e un aumento delle borse di studio». La diversità tra i due "sistemi" incide anche sugli stipendi dei professori, generalmente di un buon 30-40% superiori nelle Grandi Scuole (fino a 4.500 euro al mese, cui bisogna aggiungere vari premi). Inoltre, se l'accesso agli istituti universitari è libero, quello alle Grandi Scuole avviene attraverso un esame-concorso, dopo aver passato da uno a due anni post-maturità di severa selezione nelle scuole «preparatorie». I docenti vengono selezionati attraverso un concorso pubblico, ma ci sono anche figure diverse, come i "maîtres de conference" (l'equivalente, dei nostri ricercatori), che accedono all'insegnamento grazie alla loro esperienza e professionalità in campi specifici. Inutile dire che le Grandi Scuole sono considerate il fiore all'occhiello del Paese, quelle che sfornano i grands commis di Stato, I'elite che guida da sempre la Francia colbertista. «Ma se gli uomini di punta dell'amministrazione pubblica - spiega l'universitario Jacques R. Fayette - si formano nelle Grandi Scuole, nelle materie scientifiche essi si formano nelle università». Da parte sua il ministro per il Commercio estero, Francois Loos, dichiara al Sole-24 Ore che in generale il livello è buono, ma insiste sulla necessità che il sistema universitario francese si internazionalizzi maggiormente, con la creazione di una sorta di Airbus (il consorzio aeronautico europeo) delle università europee. Come incide questo doppio sistema sulla qualità degli studi, e quanto è stretto il rapporto fra atenei e imprese? «La qualità dell'insegnamento - risponde Fitoussi - è assai irregolare. In generale le Grandi Scuole selezionano i professori più capaci. Da noi a Science-Po si fa una severa selezione, altrove non so. Per quanto riguarda le imprese, il mecenatismo in Francia è poco sviluppato. Ci sono poche fondazioni». Ora però il Governo francese sta spingendo in questa direzione, per aumentare la collaborazione tra pubblico e privato e incrementare la ricerca. C'è da dire, comunque, che le imprese pagano una tassa sull'insegnamento e che tutti i principali gruppi industrali francesi, da Michelin a France Telecom, da Eads a Edf, finanziano gli atenei e collaborano con molti di essi. Non solo in Francia. --------------------- Ulteriori notizie su: http://cnu.cineca.itCliccare su "News dalla Francia" (nota di T.Sapigni) |