Da “La Repubblica” Ediz.Palermo del 26 Febbraio 2003

La denuncia: esclusi dall’Ateneo per ritorsione

Tre dottorandi al limoncello. Scoppia un caso a Messina
“Così si è sempre svolta la ricerca scientifica”


di Adele Fortino

L’Ateneo di Messina è stato messo a rumore dalla vicenda di tre dottorandi del Cust, il Centro universitario per lo studio dei trasporti, diretto dal Prof. Elio Fanara, ordinario di Diritto della Navigazione. I tre sono stati espulsi dal dottorato appena dopo il primo anno, perché “non hanno concluso debitamente il proprio iter formativo”.

E’ un evento abbastanza inusuale negli atenei italiani. Che secondo gli interessati ha una spegazione precisa: “ Questo appare come un atto ritorsivo - sostengono all’unisono i tre studiosi – da parte del Prof. Fanara, perché abbiamo osato ribellarci alle sue regole”. E a questo proposito i tre fanno riferimento a regole alquanto strane. Ma vediamo i fatti.

Qualche mese fa Alessandro Siciliano, Dafne Musolino e Alessandro Franciò hanno inviato un dettagliato esposto al rettore dell’Ateneo messinese, Gaetano Silvestri. Si dicevano stanchi di essere utilizzati dal direttore del Cust per tutte le incombenze possibili, comprese quelle di incartare torroncini e bottiglie di limoncello prodotti artigianalmente nei locali dell’Istituto, senza produrre alcunchè nel campo della ricerca scientifica, in quanto privi persino del tema da approfondire.

“Fra i compiti spettanti ai dottorandi - si è lamentato Alessandro Franciò – c’era quello di fare fotocopie di libri”. E ancora: “Scrivevamo inoltre e poi le spedivamo, un numero imponente di lettere per risolvere affari personali del Fanara e dei suoi familiari”.

Alessandra Siciliano ha aggiunto: “Eravamo considerati schiavi, totalmente asserviti al padrone”.

E Dafne Musolino: “L’intero nucleo di mansioni comprendeva lavori di cucina e di facchinaggio, senza svolgere alcuna attività di approfondimento”.

Il Rettore, ricevute le denunce, dispose una commissione di inchiesta di cui facevano parte lo stesso vertice accademico e i professori Giovanni Cupaiolo e Giacomo Maisano. La commissione ha ascoltato, in sedute separate, sia i tre dottorandi sia il Prof. Fanara, nonché il collegio dei docenti del Cust e i tutor.

Molte sono state le argomentazioni che il direttore del Cust ha portato a propria discolpa; tra cui quella che, prima di assegnare un argomento di ricerca il professore “deve conoscere e valutare la preparazione, le capacità e le attitudini del dottorando”. Il dottorato, ha aggiunto Fanara, “ha la finalità di fornire una formazione completa, non potendosi limitare alle mere cognizioni teoriche del diritto; di conseguenza devono essere affrontate tutte le problematiche di carattere teorico-pratico”.

In quanto poi al torrone e al limoncello, i collaboratori del Professor Fanara (docenti e tutor) hanno chiarito che tali alimenti vengono preparati sì dal Sig.Pantò, collaboratore del Professor Fanara e da questi retribuito non con fondi dell’Università. Fanara poi ci ha tenuto a precisare che mandorle, zucchero, limoni e alcool sono stati da lui acquistati con risorse personali.

In conclusione, la commissione, nella relazione finale, “non rileva dalle vicende ascoltate scorrettezze o irregolarità che richiedano interventi correttivi degli organi accademici”. E riserva ai dottorandi una ramanzina finale: “Chi si accosta alla ricerca con l’idea romantica di dedicarsi esclusivamente ad attività “superiori”, disdegnando ogni attività considerata “materiale”, mostra di non conoscere come la ricerca scientifica si è sempre svolta in tutto il mondo”.

Infine, il Collegio nazionale dei docenti, di cui fa parte il Prof.Fanara, riunitosi a Napoli il 9 Dicembre 2002 e a Roma il 15 Dicembre, ha deciso di espellere i tre giovani studiosi dal dottorato, perché “ritiene insufficienti i risultati formativi conseguiti”.


Da: “La Repubblica” Ediz.Palermo del 27 Febbraio 2003
COMMENTI
Quei dottorandi al limoncello

Di Gaetano Silvestri
Rettore dell’Università di Messina

Sono costretto nel giro di pochi mesi a intervenire nuovamente su un articolo, a firma Adele Fortino, apparso ieri con il titolo “Tre dottorandi al limoncello e scoppia un caso a Messina”.

Già nell’articolo apparso il 10 Dicembre scorso si insinuava una sorta di “commercio di cattedre” tra i costituzionalisti messinesi (di cui anch’io faccio parte) ed esponenti politici sulla base di una circostanza partorita dalla fantasiosa mente dell’autrice. Dopo due precisazioni provenienti dal gruppo dei docenti, la cui onorabilità morale, scientifica e accademica era stata lesa dalla gratuita invenzione, l’autrice ha fatto una evidente marcia indietro.

Ieri, nell’articolo citato, si opera uno stravolgimento dei fatti, attraverso la ben nota tecnica di stralciare brani della relazione, frutto del lungo e accurato lavoro della commissione d’inchiesta da me nominata al fine di far luce sull’intera vicenda, omettendone altri, importanti per la chiara, obiettiva comprensione dei fatti. In particolare, non si rileva che la commissione ha ascoltato non solo i tre dottorandi (Siciliano, Musolino e Franciò), il Prof.Fanara e il collegio dei docenti, ma tutti gli altri dottorandi che operano nel Dipartimento universitario e che questi ultimi hanno dato unanimi una versione del tutto antitetica a quella fornita dai tre firmatari dell’esposto.

Una giornalista non può non sapere che i poteri di indagine di cui dispone il rettore non possono arrivare ad accertare quali tra i soggetti ascoltati dice la verità. Ed appunto per questo il rettore, a chiusura dell’indagine, ha trasmesso tutti gli atti alla magistratura, i cui ben più incisivi poteri di inchiesta possono condurre all’accertamento della verità. Anche questa circostanza è stata “dimenticata” dalla giornalista, pur risultando espressamente dalla relazione, certamente in suo possesso, dato che nell’articolo ne vengono riportati “alcuni” brani virgolettati.

Una giornalista può anche dare una visione dei fatti errata, in quanto frutto di errata informazione, o può anche , dopo avere riportato i fatti nella loro interezza, fornire una interpretazione personale degli stessi. Ciò che mi sembra discutibile è l’operazione effettuata dalla Fortino: utilizzare solo una parte dei dati in suo possesso al fine di offrire all’opinione pubblica una rappresentazione di comodo della realtà.

Peraltro “l’espulsione decisa dal collegio dei docenti, di cui la giornalista mostra una conoscenza documentale, costituisce solo una proposta, in base alla quale il rettore, dopo un’attenta valutazione che coinvolge anche le memorie presentate, su sollecitazione dello stesso, dai tre dottorandi, dovrà emanare il conseguente formale decreto.

Non mi farò certo intimidire o fuorviare da campagne di stampa e assumerò in proposito una decisione conforme al diritto e alla mia coscienza.


La lettera completa una rappresentazione dei fatti ma non la smentisce in alcun punto. Per il resto il cronista ha semplicemente fatto il suo dovere, senza voler intimidire né avviare compagne di stampa. Né, a sua volta, però, sentirsi intimorito da reazioni così aggressive e gratuitamente lesive della propria personalità.
Ad.F.